Ryoko Sekiguchi Venezia, millefiori | Mescalina 06.05.26
Quanta poesia, in Venezia. Basta allontanarsi dai luoghi iperturistici, evitare le fiumane di comitive munite di auricolari e guide con bandierina annessa, ed è possibile scoprire una città che mantiene intatto un incanto millenario, che respira storia in ogni piccolo ponte, in ogni calle minuscola, in ogni palazzo silenzioso.

di Laura Bianchi

La poetessa e traduttrice Ryoko Sekiguchi, anima sensibile e attenta ai dettagli, riesce a entrare in totale empatia con questo fragile, meraviglioso patrimonio dell'umanità, e lo fa in un modo inusuale: attraverso un erbario, che presenta la vita vegetale di isole sospese nel tempo. È un dialogo a distanza, quello che anima Venezia, millefiori, nuovo piccolo capolavoro della casa editrice wetlands; un dialogo tra due voci femminili, quella della scrittrice e quella di Ilaria, botanica veneziana dell’Ottocento, che pazientemente raccolse in un volume i numerosi reperti botanici che arricchivano - e tuttora arricchiscono - la città di colori e profumi, commentandoli con annotazioni acute e profonde. Sekiguchi non consulta semplicemente l'erbario: lo indaga, se ne appropria intimamente, lo vive, e, in questo processo, fa rivivere Ilaria, i suoi appunti, le sue osservazioni, il suo sguardo minuzioso e affettuoso verso una Venezia che palpita di energia, nella quale scorre una linfa vegetale di fiori, piante, erbe, ortaggi. Del resto, come la stessa autrice sottolinea fin dalle prime pagine, "qui le piazze vengono chiamate campi piuttosto che piazze. Questi campi, che rimandano all'etimologia di "terreni aperti", "pianure, in cui si possono coltivare le piante", erano spesso spazi comunali in cui si coltivavano verdure nei quartieri."